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Coloro non sanno che io coloro il mio ano mentre Collodoro Letizia piange. Co' loro scrivo questo post, ma senza loro a dire il vero. Mi piacciono i post cantilenati, ho notato di averne scritti parecchi e che ho ancora parechie cartucce da masticare, tra un boccone ed un buon film di P. Lavignai.
Letizia piange ancora, lei indossa la coppola di suo padre Manlio, originario del borgo di Borgo Santo Pietro, nota anche come Mussolinia.
Frammenti vitrei di memorie non oniriche ma oriniche, nel senso che durante la minzione evoco ricordi, il mio cazzo mi ispira: Collodoro Manlio era un brav'uomo, con quella sua bella coppola solcata da un rivolo di sudore che sembrava volergli tagliare il volto. Accarezzava il suo vecchio cane lupo Odoacre, mentre col dito indicava il sentiero ai passanti o fumava, a seconda. Il sole batteva forte quella mattina e la sua pipa mi ricordava quella di padre Arturo, il vecchio abbate che incrocio la domenica al paese. Mi limito ad immaginare senza inventare, immaginarmi i Collodoro come una famiglia di umili origini a volte causa in me antiche memorie sbagliate su una Sicilia che visitavo ai tempi delle scuole medie.
Curnutu, iu u sapia ca i scecchi eranu na truffa. Nun criu ca mi fai li gran corna? Bottana.
Scriveva così il signor Manlio alla moglie Carmela? Non sono mai stato pratico con la lingua siciliana, solitamente Letizia mi parla in un perfetto italiano con una leggera cadenza brianzola, il che causa in me delle imbarazzanti erezioni e dei coiti di modesta entità.
In Sicilia ho assaporato la Kalsa, Ballarò, la Fera o' Luni ed i bei seni siculi, quelli prepotenti e procaci ma sodi come uova e che ti rendono brutto come due bambini che sorridono. Puoi ripetere meglio che non ho capito?
Direi che i miei coiti continuano ad avere l'aspetto salutare, denso e ben nutrito di quando avevo vent'anni, Letizia non si è mai lamentata del sapore ma supporre che l'aroma non sia variato negli anni è una chimera grande quanto un tuono d'asbesto nel cuore della savana americana. Il suo seno odora di me e dovrei ritenermi un uomo fortunato, con la sua bella coppola ricamata e con un tosto tugore sempre pronto in canna al cazzo. Eppure eppure!!!
Eppure stasera ho un brivido, i ricordi si fanno intensi come ruote dentate in un chimo appena masticato, dopo un lauto pranzo a tavola con mio padre in persona, le mie abbondanti polluzioni ricordano più un film di Miles Davis o di un noto jazzista che dimentica i nome. Il cazzo ha smesso di puzzarmi nel 1990 quando ho iniziato la profilassi per il morbo di Biscuits, vorrei dire che è sufficiente questo per la soluzione dei miei enigmi, ma il contrappunto non è ancora maturo, le rose fioriscono in primavera ma non puoi prevedere gli eventi.
Manlio:
Bottana, chiudi a finestra ca stasira c'è na friscanzana.
Carmela:
Cu u sapi su chiovi stu Natali? Bonasira cumari Concetta. Vossia s'abbenerica.
Voscenza Calì ha una bottega sul vicolo Ferrinculo dove vende schiumarole, ma ferramenta è la sua vera passione, che vende a buon mercato e con la classica cortesia che ti aspetti di trovare ad Acquedolci, in provincia di Messina.
Letizia odorami fanciulla, che il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Il disco non gira. Sgrunt, un urlo buio e dalla mansarda si ode un pianto. Il bambino è nato. Chissà se al mercato troverò le castagne questa sera.
Sto invecchiando, ho il cazzo sempre moscio. Don Giovanni, vediamoci noi due soli e tocchiamoci.
parliamo del perché gli altri talvolta mi sembrano strani. Ti fenderei il frenulo, se vuoi. potrebbe esserti d'ausilio?
le pubblicità su facebook sono tremende:
Hai voglia di sesso?
Vuoi fartela leccare da una ragazza? Cerco ragazzo solo per una notte. Il mio numero è 320 entra qui per vedere il resto.
Voglio fare l'amore con te, ma a parte questo vuoi fare qualcosa?
So solo che sono dalle 16 qui a non fare un cazzo, davanti al monitor. Mi dicevi che ti chiesero di me e pingue, Vecchio Bove?
Boh Veh, Boe Veah. Boa Weah mi puoi raccontare più precisamente oca, che è un escamotage per vedermi?
Sarà bene non raccontare fandonie in giro o penso che mi masturberò stasera, pensandoci.
ops.
Sugommi il cazzo l'altra sera. Clotilde sditalinando il sentiero teco ardì codesta favella. L'uccello pianse a più non posso, sorreggimi cazzinculo, ti aspetterò. Né 'l rider Diaframmae, né l'ano resse: al colpo soppiàttodi un'aria ven fuori.
Ei, 'nebriatosi, dell'aria fece coccarda a piene mani. Co' darda. Olezzi, solleoni e lune dirigermi l'ano tuo, accesi il tuo cor ormai svampito il cazzo mio.
Carezzatosi 'l memmo, parea danzar al Tuo cospetto: è del tuo, se vuoi, lo sai. Carezzandomene 'l memmo, scoreggiai tutto d'un fiato! Strofonassi 'l mento, mi guardai ben dal minger lagrime da' corbezzoli, il bischero corresse la traiettoria infilandosi in quel conno munto e soggiogato:
"CONNO!" soleva esclamàr costui.
"Conno a' l'orizzonte" et vedéasi ghermir le fronde.
"Sodomiti! Sodomiti!" e 'l conno mungea le vacche.
Pensai alla stessa favella mio dolce amico con il cazzo a biella. A munger la vacche pensai. Pensai, ma il pen', sai... è fiordilatte, pardon. par un dono: un dono natalizio quel cazzo burbero che mi si tronfiò dinnanzi:
Beota 'l pen s'ha nul futuro,
Garrota 'l sangue e dà 'l tuo culo
E di nuovo:
Pen di latte, pen di alloro,
muso d'oro e cazzo sborro.
Orro, m'aborro l'sacco fu matto scacco. Aborro dinnanzi al Sacco, in burro tecomi saccente. Tenente. Te, nente, imburroacquemi. Nente, ei mente: fu niente, tenente; nenti vitti tenente. Tienilo a mente che la mente mente sornione. Tien Lo ha mente. Tien Lo viene spesso a lavare il soggiorno. Tien Lo Chun li e culocàmice.
Garrota saccente, tiènte. Culocàmice ormai ferito, recàvisi a dimandar de 'l busto in sartoria. Mater sorridèa a breve. Tenesti con te e tentasti, tientennomi cazzo scriptu.
Sugellomi analogico mi chiede: suggello un mi bemolle? Che segafreddo devo dirlene? S'ha da recarvisi meco in dimora torrefatta, attendevisi 'gnudi dal par tuo. Parsi d'aver munto olii e proccacciavasi vivande per costoro. Fagocitavasi pietanze e tecomi 'l boccheggiar dinanze sorridea.
Sorrideami penserà che sei frocio, sicuro. Mi farò una sega in webcam: Tiggiuro*, cazzo organizzatevi teco.
*Tiggiuro è un borgo adiacente al mio, una piccola frazione del paese. Aveva 63 abitanti e poi con la speculazione edilizia degli anni 70 il borgo si è disabitato. Ora conta due anime pie che talvolta fanno capolino presso le vecchie abitazioni in cui hanno consumato l'infanzie.
E' d'uopo la tua discussione? Giocavan a nascondino e nascondeasi tra le fronde.
Dai racconti di Fievel Savoca, "mi sughi seniorita" ed. Mondadori 1961.
capitano si era svegliato di soprassalto quella notte a mezzogiorno esatto. era l'inverno del polo nord ed è notte per sei mesi, testa di cazzo. non ridere.
ahi capitano. correva nel vento un ricordo, e noi due lo sapevamo.
respirava affannosamente, afferrandosi la giacca ancora stesa dalla settimana prima. stiamo creando il male, capitano samuel el jecson.
sergente sciva e visnù è venuto per l'occasione ed ha un annuncio da farti: tutto questo esacrare è disdicevole, dovrai rivangare il tuo fusto in nome di un condotto da riempire d'umore e voglia di male.
capitano tremava di paura, al solo pensiero. che fare? che diavolo fare?
un violento nubifragio. la pioggia avrebbe salvato quel po' di autostima che il nostro capitano aveva sporcato coi suoi gesti bislacchi. capitano. mi leggi? le fette biscottate ed una mela candita con zucchero sono la tua rovina, e il daino verrà presto a farti visita per indicarti la strada. ahi ahi capitano.
non danzare che sei pallido. le graminacee non sorgono più in autunno ed è pausa da ieri, che non dormo più in compagnia dei miei vecchi sigari per le occasioni speciali, ma da oggi voglio farmi un premio: un bel gorgo di truce nocespina in luogo di superflui giochi di prestigio, mio caro.
capitano capitano. ti aspetto per continuare
Ti osservavo con audacia, fondendo il mio essere dentro il tuo soprabito incolore. Odoravo subdolamente di ceppi primaverili, potevo inorridire al solo pensiero di perdere il mio ego. Ti amo latrato di bue, sorseggia insieme a me limpidi sieri arborei. Il tuo sguardo glabro mi sorrideva, ti sognai nudo, caprino, dolente, possedevi con ferocia le mie ambizioni più stantie. Turpe e loquace, antico monile di nocciuolo indorato, nobile e severo cuore di daino, potrei sciogliere un panetto di burro sul tuo viso paonazzo e vermiglio. Ieri ti osservavo, i tuoi rudi occhiali riflettevano la mia immagine ormai stanca e durevole, la tua mano violentava il mouse con medievali rintocchi di campana all'unisono. La donna nella stanza canticchiava jingle viennesi mentre il vecchio Sam rifiniva il lavoro con cupidigia proteiforme. Potrei ucciderti stasera, ma oggi è tardi!
Una veduta dorica adombrava il mio ricordo barocco, raffermo come il pane del porto. Crown riusciva a malapena a sorreggere il mio corpo ormai stanco. La luce penetrava ossessivamente in quella stanza antica, il segnaposto dell'anno precedente presentava allegorie di putti in sovrappeso. Potevo perdermi in quei ricordi perversi, l'estate del '42 aveva segnato per sempre la mia infanzia.
Dorothy perse l'utilizzo del pene dopo un gravissimo incidente l'anno prima. Io e Dorothy spesso ci recavamo ai giardini per rincorrere e uccidere vecchi gabbiani in putrefazione. Ricordo ancora i ramoscelli inzuppati di budello e pan frutta alle pere. Maria la saponificatrice spesso ci aiutava a impagliare gli uccelli, ci consigliava gli ingredienti per un ripieno alle erbe da inserire al posto delle budella della cinciallegra:
10 gr. di strutto di pecora
20 gr. Di farina allo zenzero
300 ml. Di acetone della Brianza
18 uova di cartapecora
36 kg. di erba gatto al cioccolato Steiner
Il nitrito della cinciallegra era inconfondibile, urla incolore, egiziani giochi di luce percuotevano le finestre come grandine durante un temporale autunnale. Le nuvole rosa e il latrato dell'uccello potevano riempire intere giornate. Il contrappunto non poteva sostituire quel gradevole ritmo pulsante che spesso si sovrapponeva al battito di ali di quel pene innestato con ali di Galvani. La stanza buia e gli incensi afrodisiaci eccitavano Clotilde e gli umori vaginali riempivano un secchio di ebano da utilizzare durante i bagni termali. Le travature non venivano sistemate durante la messa, ma la circonlocuzione della torta di mele potava interi ghirigori di nenie infantili.
Collodoro Letizia mi osservava solinga. Potevo annegare nel suo sguardo marmoreo, e il guttalax rifletteva perversioni primaverili; solo Piero agitava il polso con veemenza ri-bustrofedica.
Diamine!
te lo ricordi cacamerda quando giocavamo a nascondino con giuliana mordaci? era il 1998, una volta mi sono nascosto tra i suoi seni e tu mi hai trovato perché cagamerda ha scorreggiato! te lo ricordi, cazzo!!!!!!!!!!!non è una domanda, ma un'affermazione: tu.
sono confuso perché la vita domanda cose che non so.
scusate l'eccesso di vanagloria, ma sono impotente davanti a cotanta ingordigia, cupidigia, cup, erput. panacea dei mali vieppiù ingordigia del malaugurio. dovremmo fermarci tutti un attimo ogni tanto e riflettere che la vita non è solo avere una motocicletta, una bella chioma o un bel cazzo. hai capito, tommi angelo?!?!
il mio amico timòti mi abbandona senza motivo apparente. per questo motivo gli ho dedicato il precedente post: ermetico e rabarbaro. latte e cuscinetti a sfere per te, salubre ed ebbro timòti.
vorrei addentare una buona barretta al cioccolato bianco, ma spesso abbandono me stesso al sogno di cambiare vita. con te, mio vecchio amico. con te, conte di montecristo.
la natura è in festa, è primavera. prima vera occasione di corteggiamento tra due esemplari di rara bellezza racchiusi in un sacco cutaneo, interessante emblema dello scrigno che racchiude l'infinita saggezza umana ed intensi aromi muschiati.
timòti, perché non mi ascolti?
perchééééééééé?
ha ha ha!! ho riso di gran gusto, me la rido della grossa, la mia grassa opinione ha poco peso sull'impronta che il tuo candido uccello lascia sulla vecchia sabbia calabra. assaggio del buon gelato alla pesca e sorseggio vino adulterato con latte di calce. brindo nuovamente a te, sanguinolento timotéo.
ti vorrei qui vicino, timòti oliva (per gli amici andrea). vorrei dirti che il tuo seno verde rame è anche fastidioso se non usi un buon reggiseno imbottito, ma sappiamo benissimo entrambi che è una verità troppo scomoda.
le tue mammelle erano giuste, corrette ed equilibrate. offrivano al mio sguardo ottimi spunti di riflessione, ma raganella fassari abbeverava troppo fragorosamente il suo fiero sorriso equino.
il suo nitrito citrigno... nitrogeno eugenio, cognome e nome di un caval donato. non lo trovi buffo dare nome e cognome ad un cavallo, mio simpatico figlio di puttana? e credi di potermi possedere sulla poltrona a tuo piacimento?
devi ascoltarmi senza ridere di me e della mia insolente balbuzie, caro timòti oliva - detto andrea - timotì theodor o tìmoti in fasce che dir si voglia. non è più tempo per le allegre rimpatriate, checché se ne dica in giro.
ricordo benissimo quando al mio compleanno mi imboccasti quella fetta di torta. e ricordo anche tua moglie.
ti ricordi quando andavamo da te al mare e lei ci deliziava con quei passi di salsa e merengue, per poi intimarci di toccarle i seni? e non ricordi il mio disgusto tramutarsi in sorriso quando erroneamente mi sfioravi col tuo fallo in carne? ah ah ah! bei tempi, mio buon amico...... aaaaaaaah, vecchio timòti!
avremmo dovuto fare come inguine! perché non abbiamo attraversato il lago maggiore con lui? eppure i suoi inviti erano chiari e docili, mansueti come nebbia autunnale nel vecchio west, addentabili come il figlio di venerando.
e se fuggissimo insieme? ci hai mai pensato?
ti amo. so che suona banale, ma sono sincero. perdonami mamma.
Tizzoni ardenti scaldano il mio deretano.
stasera? vedrò, vetrò.... o vetro?
Gonny infrase il vetro con profonda solerzia, impose al suo ego di addentarne un frammento ed ossuto si fece forza, dinnanzi a cotanta cristallina bellezza.
imposizioni, voglia di opprimere e bustificare! era tanta!!!!!!!!!!!! COTANTA!!! i vetri riflettevano l'essenza di un uomo ormai appassito e le ferrovie dello stato aveva annientato sogni di bambino. ma gonny era fiero, duro e paonazzo. i pasticcini erano caldi e il driver stentava a partire, le bbs rumoreggiavano in sottofondo e ricordo qualcosa: i vecchi modem che modulavano in frequenza antichi sogni di mister antonello fassari. era misto frutta, quel caro vecchio fassari.
Liquidi tentacoli su barrette al limone, io sorridevo come fa la gomma con la colla. ma tu lo sapevi già, vecchio sbarbato fassari: sorridevi sornione anche tu, mentre giovani donne odoravano di pino silvestre.
e le ragazzatte in giro con il motorino in periferia speravano di far parte di un gruppo di altolocate donne pettorute. ma tutto si spense ancor prima di annusarne gli olezzi.
che schifo. hahaha........
da oggi il tuo walter ha quattro mani: nina, pinta, santamaria ed autogrill. ed annusarne il sebo è fantastico. tutti i verbi impersonali sono fantastici! molto fantastici!
Olezzi primaverili, sodomie primordiali a suon di latte uth, salmone trafugato e manici di scopa che inondavano il tuo seme di sogni color grigio marmitta. espansioni interpersonali di loro che scendevano sempre insieme con il tram, sognando di abitare la metropoli, pur sapendo che sarebbe stato inutile.
erano giovani. giovanotti. jovanotti!!!!!!!!! il mio nome è lorenzo e lo sai bene anche tu, gonny. e io saprò ricompensarti a dovere, serafico seme.
e ora ho problemi con i cavi. mi servono sempre cavi ma sono sempre scarsi e quando li sistemo nn durano un gran cazzo, cazzo! sempre segnali mai uguali, sfasati e da bilanciare con solerzia.
dinamismo occidentale ti odio, è chiaro Gonny?
Dell'ultimo mio viaggio in Tunisia ricordo ancora lo sguardo di quel ragazzo che serviva al bar dell'angolo, subito dopo il Motel Vecchio Lupo di Mare. Lo ammiravo segretamente attraverso i pochi spazi liberi tra le Veneziane sporche della mia stanza. In un'atmosfera affannosa ed acquatica potevo solo godere di quell'attimo in cui volgeva lo sguardo fuori, verso la strada, con quell'aria sbarazzina. Nella mia stanza filtrava una luce lugubre, a volte mi sentivo cullato, come se fossi stato ancora tra le braccia di una madre presente. Ogni giorno che passava mi soffermavo almeno per dieci minuti a sperare e ad aspettare che spuntasse di nuovo quella sagoma illusoria. Riuscivo ad uscire fuori da me stesso e ri-immaginare come se tutto fosse la fusione di due quadri di Hopper. Fu tremendo il giorno della partenza.
Ricordo solo questo del mio viaggio in Tunisia.
Patetiche memorie da un diario. Ho riletto un mio vecchio diario, datato 1989. Ho ricordato un aneddoto che, negli anni, avevo quasi totalmente rimosso. La visione di una persona e di come questo evento avesse turbato la mia tenue esistenza. Era una notte di mezza estate e, sorseggiando un buon bicchiere di vino rosso assieme alla mia ex compagna, mi accorsi di come la mia vita necessitasse di una svolta. Ero stanco di quella casa, di quell'aria che trasudava scelfo caprino da ogni angolo, di quel volto che sornione mi sorrideva la mattina. Uscì, presi la mia automobile e mi diressi presso una stazione di servizio. Lì, tra un caffè ed una sigaretta, chiacchierai con Franco Miele, uno dei benzinai. Mi accorsi subito di come il suo sguardo lanciasse languidi ma pur sempre validi e notevoli messaggi subliminali. Durò poco: giusto il tempo di un bacio rubato e di una passeggiata romantica tra i vialotti stracolmi di rimorchi abbandonati. Gli confessai le mie paure, le mie preoccupazioni. Franco, con quel suo fascino rude e tozzo, carezzò la mia mascella e disse, con voce pacata e solida: "Sei solo un brutto stronzo. Lasciala".
Così feci. Abbandonai la mia compagna Rosa per un tozzo di pane, un mezzo bicchiere vuoto di brandy poco invecchiato. La delusione fu così forte che non ebbi neanche il coraggio di tornare da lei, due settimane dopo, per sperare in un suo perdono. Vorrei tanto telefonarle, ma le parole non avrebbero più alcun senso: tradì la sua fiducia, il suo seno ed il suo carisma per un uomo. Non riesco davvero a perdonarmelo.
A presto.
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